L'idiota Dostoevskij frasi
La vita in Aforismi

Frasi di Dostoevskij: 250 aforismi e immagini dello scrittore russo

Una raccolta delle più significative frasi di Dostoevskij tratte da alcune delle sue opere maggiori e tante immagini del grande scrittore e filosofo russo accompagnate da bellissimi aforismi.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Nato a Mosca l’11 novembre 1821 e deceduto a San Pietroburgo il 9 febbraio 1881, Fëdor Michajlovič Dostoevskij è tutt’ora considerato, al pari di Tolstoj, uno dei maggiori pensatori russi. Egli elaborò, infatti, moltissimi pensieri e ognuno degli aforismi di Dostoevskij rappresenta un immenso tesoro da conoscere e tramandare. Per questo motivo, a seguire, vi proponiamo un’interessante raccolta delle più belle frasi di Dostoevskij che vi daranno senz’altro modo di comprendere al meglio la vera natura del celebre scrittore e filosofo russo. Buona lettura!

Dostoevskij: frasi

Trattando di una moltitudine di argomenti assolutamente non estranei alla vita del celebre scrittore, le frasi di Dostoevskij lasciano trapelare tutto il dolore provato in seguito ad alcuni eventi cruciali della sua esistenza. Leggete, dunque, questi interessanti aforismi di Dostoevskij per saperne di più del celebre pensatore russo:

Dicono che chi è sazio non può capire chi è affamato; io aggiungo che un affamato non capisce un altro affamato.

Lasciateci soli, senza libri, e ci confonderemo subito, ci smarriremo: non sapremo dove far capo, a che cosa attenerci; che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare.

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.

E un dolore autentico, indiscutibile, è capace di rendere talvolta serio e forte, sia pure per poco tempo, anche un uomo fenomenalmente leggero; non solo, ma per un dolore vero, sincero, anche gli imbecilli son diventati qualche volta intelligenti, pure, ben inteso, per qualche tempo; il dolore ha una tale potenza…
(tratta da I demoni)

L’uomo ha una tale passione per il sistema e la deduzione logica che è disposto ad alterare la verità per non vedere il vedibile, a non udire l’udibile pur di legittimare la propria logica.

Nonostante tutte le perdite e le privazioni che ho subito, io amo ardentemente la vita, amo la vita per la vita e, davvero, è come se tuttora io mi accingessi in ogni istante a dar inizio alla mia vita […] e non riesco tuttora assolutamente a discernere se io mi stia avvicinando a terminare la mia vita o se sia appena sul punto di cominciarla: ecco il tratto fondamentale del mio carattere; ed anche, forse, della realtà.

Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia. […] Infatti, il diretto, legittimo, immediato frutto della coscienza è l’inerzia, cioè il cosciente starsene a mani conserte.

Ma il piacere è sempre utile, e il sentimento di disporre di un potere assurdo e sconfinato su qualcuno, fosse pure su una mosca, ci dà un certo piacere. L’uomo è un despota per natura e ama infliggere tormenti.

Sarcasmo: l’ultimo rifugio per le persone modeste quando l’intimità della loro anima è stata troppo violata.

Il tuo amore è sceso su di me come un dono divino, inatteso, improvviso, dopo tanta stanchezza e disperazione.
(tratta da una lettera a Apollinarija Suslova)

Vivere senza Dio è un rompicapo e un tormento. L’uomo non può vivere senza inginocchiarsi davanti a qualcosa. Se l’uomo rifiuta Dio, si inginocchia davanti ad un idolo.

Vi sono uomini che non hanno mai ucciso, eppure sono mille volte più cattivi di chi ha assassinato sei persone.

Per tutta la vita non mi sono neppure potuto figurare un altro genere d’amore, e sono arrivato adesso al punto di pensare talvolta che l’amore consista proprio nel diritto spontaneamente concesso dall’oggetto amato di tiranneggiarlo. Nelle mie fantasie del sottosuolo non mi sono mai figurato l’amore se non come una lotta, che facevo cominciare sempre dall’odio e finire con l’asservimento morale.

Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive.

Quanto rendono meravigliosa una persona la gioia e la felicità! Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia.

Tutti sono infelici perché tutti hanno paura di proclamare il loro libero arbitrio.
(tratta da I demoni)

Se avete in animo di conoscere un uomo, allora non dovete far attenzione al modo in cui sta in silenzio, o parla, o piange; nemmeno se è animato da idee elevate. Nulla di tutto ciò: guardate piuttosto come ride.

A dir vero, la nostra gente, come forse tutta la gente russa, era disposta a dimenticare lunghi tormenti per una sola parola affettuosa.

Manifestare la personalità è un’esigenza di autoconservazione.

Nell’Apocalisse l’angelo giura che il tempo non esisterà più. È molto giusto, preciso, esatto. Quando tutto l’uomo raggiungerà la felicità, il tempo non esisterà più, perché non ce ne sarà più bisogno. È un’idea giustissima. Dove lo nasconderanno? Non lo nasconderanno in nessun posto. Il tempo non è un oggetto, è un’idea. Si spegnerà nella mente.
(tratta da I demoni)

È un’opera d’arte perfetta, che arriva assai a proposito; un libro assolutamente diverso da ciò che si pubblica in Europa: la sua idea è completamente russa.
(parlando del romanzo Anna Karenina di Lev N. Tolstoj)

Tutto è nella mani dell’uomo, e tutto esso si lascia portar via sotto il naso, solamente per vigliaccheria. […] Sarei curioso di sapere che cosa gli uomini temono più di tutto. Fare un passo nuovo, dire una parola propria li spaventa al massimo grado.
(tratta da Delitto e castigo)

Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.
(tratta da Memorie dal sottosuolo)

Ma l’uomo è tanto incline alla sistematicità e alla deduzione astratta che è pronto a deformare premeditatamente la verità, pronto a chiudere occhi ed orecchi, pur di giustificare la propria logica.

Annullate i miei desideri, cancellate i miei ideali, mostratemi qualcosa di meglio, e io vi andrò dietro. Magari direte che non mette conto nemmeno di legarsi; ma in tal caso io posso rispondervi allo stesso modo. Noi ragioniamo seriamente; e se non mi volete degnare della vostra attenzione, non vi farò certo degli inchini. Io ho il sottosuolo.

Allora senti che la fantasia, quella inesauribile fantasia, alla fine si stanca, si esaurisce in quella tensione permanente perché maturata, abbandona gli ideali presognati: essi cadono in polvere, si spezzano in frammenti; e se non esiste un’altra vita, allora ci tocca di costruirla con questi frammenti.

Vedete: la ragione, signori, è una bella cosa, è indiscutibile, ma la ragione non è che la ragione e non soddisfa che la facoltà raziocinativa dell’uomo, mentre il volere è una manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, con la ragione e con tutti i pruriti. E sebbene la nostra vita, in questa manifestazione, riesca sovente una porcheriola, pur tuttavia è la vita, e non è soltanto un’estrazione di radice quadrata.

Fin da quando avevo sedici anni quella gente mi procurava un triste stupore; fin da allora mi meravigliavano la meschinità del loro modo di pensare, la stupidità delle loro occupazioni, dei loro giochi, dei loro discorsi. Essi così poco intendevano delle cose più necessarie, così poco s’interessavano degli argomenti più esaltanti, che involontariamente presi a considerarli inferiori a me.

Non gli piace esternare i suoi sentimenti, ed è capace di commettere una crudeltà piuttosto che esprimerli con parole.

È vero, principe, che lei una volta ha detto che la ‘bellezza’ salverà il mondo? State a sentire, signori,” esclamò con voce stentorea, rivolgendosi a tutti, “il principe sostiene che il mondo sarà salvato dalla bellezza! E io sostengo che questi pensieri gioiosi gli vengono in testa perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato […] Ma quale bellezza salverà il mondo?

Nell’elemosina c’è qualcosa che deprava per sempre…

Pietà quanta se ne vuole, ma non lodate le cattive azioni: date loro il nome di male.

Li aveva risuscitati l’amore, il cuore dell’uno racchiudeva infinite fonti di vita per l’altro. Si prefissero di aspettare e di aver pazienza. Restavan loro ancora sette anni di attesa; e nel frattempo quanto intollerabile dolore e quanta felicità sconfinata! Ma egli era risuscitato, e lo sapeva, lo sentiva pienamente con tutto il suo essere rinnovato, e lei, lei non viveva che della vita di lui.

Io sapevo che forse lei si sarebbe imbrogliata e non avrebbe capito i particolari, ma sapevo anche che avrebbe capito benissimo la sostanza. E così accadde. Ella impallidì come un cencio, voleva dire qualche cosa, le sue labbra si storsero in una smorfia dolorosa; ma cadde sulla sedia, come recisa con un’accetta. E per tutto il tempo poi mi ascoltò con la bocca spalancata, con gli occhi aperti e tremando di un terribile spavento. Il cinismo, il cinismo delle mie parole l’aveva schiacciata.

Mi inventavo avventure, mi creavo una vita fittizia, tanto per vivere in un mondo qualunque. E tutto per via della noia; l’inerzia mi schiacciava.

Non capisco per quali ragioni è origine di tanta gloria il fatto di aver sottoposto al bombardamento una città assediata e non quello d’aver dato la morte a qualcuno con dei colpi d’ascia.
(tratta da Delitto e castigo)

Bisogna essere davvero un grand’uomo per saper resistere anche contro il buon senso.
(tratta da I demoni)

La sofferenza è l’unico motivo della coscienza. E sebbene abbia dichiarato che secondo me la coscienza è per l’uomo la più grande disgrazia, so però che l’uomo l’ha cara e non le scambierebbe colle maggiori soddisfazioni.

Tutte le cose e tutto nel mondo è incompiuto, per l’uomo, e nel frattempo il significato di tutte le cose del mondo è racchiuso nell’uomo stesso.

L’assoluto ateismo si trova sul penultimo gradino della scala verso la fede perfetta (che faccia o no l’ultimo passo), mentre l’indifferenza non ha nessuna fede, ma soltanto una stolida paura.

Nell’amore astratto per l’umanità quasi sempre si finisce per amare solo se stessi.

Eccoli gli uomini: vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno.
(tratta da Delitto e castigo)

Ma, più d’ogni altra cosa, amava e aveva in pregio il suo denaro, guadagnato col lavoro, e anche con altri mezzi, poiché il denaro lo innalzava al livello di tutto ciò che era superiore a lui.
(tratta da Delitto e castigo)

Ah! È la forma che non va, la forma non è abbastanza estetica! Ebbene, io non capisco assolutamente: perché ammazzar la gente con le bombe, con un assedio in regola, sarebbe una maniera piú rispettabile? La paura dell’estetica è il primo indizio dell’impotenza.
(tratta da Delitto e castigo)

Non vuole confessare che il suo destino è di fare del bene! Oh, che caratteri meschini! Anche se amano, è come se odiassero. Oh, come… come li odio tutti!
(tratta da Delitto e castigo)

Non voglio con questo dire che alle donne piaccia trovarsi in certe situazioni, nelle quali è molto, molto piacevole essere umiliate, nonostante l’apparente indignazione. Ci vanno a finir tutte in situazioni simili; l’uomo in genere arriva persino ad amare molto d’essere umiliato, l’avete notato? Ma per le donne la cosa è particolare… Si può dire che campino solo per questo
(tratta da Delitto e castigo)

Mentire alla propria maniera è quasi meglio che dire una verità che appartiene ad altri; nel primo caso, tu sei una persona, ma nel secondo sei solo un pappagallo!
(tratta da Delitto e castigo)

No, quegli uomini non son fatti così; il vero dominatore, al quale tutto è permesso, saccheggia Tolone, compie il macello di Parigi, dimentica un’armata in Egitto, spreca mezzo milione di uomini nella campagna di Mosca e se la cava con un gioco di parole a Vilna; e a lui, dopo morte, innalzano statue, e quindi tutto gli è permesso. No, uomini siffatti, si vede, non sono di carne, ma di bronzo.
(tratta da Delitto e castigo)

Ti dichiaro che voi tutti, fino all’ultimo, siete dei parolai e dei fanfaroni! Appena vi viene un doloruccio, ve lo covate come fa la gallina coll’uovo! Perfino in questo plagiate gli autori stranieri. Non c’è in voi nemmeno un briciolo di vita indipendente! Siete fatti di spermaceti e invece di sangue avete del latte annacquato! Io non credo a nessuno di voi! Il vostro primo pensiero, in tutte le circostanze, è quello di rassomigliare il meno possibile ad un uomo.
(tratta da Delitto e castigo)

Adesso, adesso, tacete, non dite niente; fermatevi. Voglio guardarvi negli occhi. State fermo così, vi voglio guardare. Dico addio a un Uomo.

Vivere oltre i quarant’anni è di cattivo gusto.

Sono completamente senza una storia. Come si dice da noi, ho vissuto per me stesso, cioè completamente solo

Una volta ripudiato Cristo, l’intelletto umano può giungere a risultati stupefacenti.
(tratta da Diario di uno scrittore)

Dalle sue mani sono uscite cose divine.
(parlando di Raffaello)

Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio.

Io sono solo, e loro invece sono tutti.

Che m’importa la gloria, quando io scrivo per il pane?
(tratta da una lettera al fratello Michail)

Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia.
(tratta da una lettera al fratello Andreij)

Il poeta, quando è rapito dall’ispirazione, intuisce Dio.

Ma che ci posso fare io se non sono neppure cattivo? La mia cattiveria, a causa ancora una volta delle dannate leggi della coscienza, è continuamente sottoposta a una sorta di scomposizione chimica.

Io avrei perdonato anche una scarica di bastonate, ma non potevo assolutamente perdonare il fatto che m’avesse spostato a quel modo, senza nemmeno accorgersi di me.

Dunque l’uomo ama costruire, e tracciare strade, è pacifico. Ma da che viene che ami appassionatamente anche la distruzione e il caos?

Per la prima volta in vita sua, vedeva una parte di ciò che viene designato con il terribile termine di “mondo”.

Ogni moralità trae la sua origine dalla religione, perché la religione è soltanto la formula della moralità.

Il sangue scorre a fiumi, ma allegramente, come fosse champagne, eccovi il nostro diciannovesimo secolo.

Forse io mi credo un uomo intelligente proprio e solo per questa ragione, che in tutta la vita non m’è mai riuscito di portare a termine nulla.

Un essere che s’adatta a tutto: ecco, forse, la miglior definizione che si possa dare dell’uomo.

Possibile che allora sia uscito di senno e sia stato rinchiuso, per tutto questo tempo, in un qualche manicomio? E, forse, ci sono rinchiuso anche adesso, cosicché mi è soltanto sembrato che mi sia accaduto tutto ciò e ancor oggi mi sembra soltanto.

La lussuria genera la lascivia, la lascivia la crudeltà.

Non sempre siamo peccatori, al contrario, sappiamo anche essere santi. E chi mai potrebbe vivere, se fosse diversamente?

Cristo è Dio in quanto la Terra poté manifestare Dio.

Il comunismo derivò dal cristianesimo, da un’alta concezione dell’uomo, ma invece di un amore autonomo e spontaneo, i non amati danno di piglio ai bastoni e vogliono portare via ciò che non hanno dato loro quelli che non li hanno amati.

La pseudoscienza è un despota tale che fino ad oggi non se n’erano ancora conosciuti. Un despota che ha i suoi sacerdoti e i suoi schiavi.
(tratta da I demoni)

Ogni delinquente va soggetto, nel momento del delitto, a una specie di prostrazione della volontà e della ragione, alle quali subentra invece una puerile, fenomenale leggerezza, e ciò proprio nel momento in cui più dispensabili sono il ragionamento e la prudenza.
(tratta da Delitto e castigo)

Capisci che se mettete in primo piano la ghigliottina e con tanto entusiasmo è semplicemente perché tagliar teste è la cosa più facile, mentre avere un’idea è la più difficile.
(tratta da I demoni)

Mai la ragione è stata in grado di definire il bene e il male, od anche separare il bene dal male, sia pure approssimativamente; al contrario li ha sempre confusi in modo meschino e vergognoso; mentre la scienza ha dato soluzioni brutali.
(tratta da I demoni)

Cristo non capiva le donne!

La fede si riduce a questo problema angoscioso: un colto, un europeo del nostro tempo può credere, credere proprio alla divinità del figlio di Dio Gesù Cristo?
(tratta da I demoni)

Il fatto è che non ama nessuno; e forse non amerà mai nessuno.
(tratta da Delitto e castigo)

A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.
(tratta da Delitto e castigo)

Un uomo evoluto e perbene non può essere vanitoso senza un’illimitata severità con se stesso e senza disprezzarsi fino all’odio in certi momenti.

La malattia e l’umore morboso stanno alla radice della nostra stessa società, e intanto chi osa notarlo e indicarlo ha subito contro di sé lo sdegno generale.

Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.
(tratta da Delitto e castigo)

Prima di predicare altrui, date voi stessi l’esempio. Sarete seguiti.
(tratta da Diario di uno scrittore)

Io non ho mai smesso di considerarmi più intelligente di tutti e, qualche volta, credetemi, me ne sono sentito un po’ imbarazzato. Almeno, guardavo sempre in tralice, non ho mai potuto guardare la gente dritto negli occhi.

Vi sono delinquenti terribili, che hanno ucciso finanche dieci persone e non se ne pentono affatto. Ma ecco che cosa ho notato: anche l’assassino più incallito ed immune dai rimorsi sa tuttavia di essere un delinquente, cioè reputa in coscienza d’aver agito male, pur non conoscendo resipiscenza alcuna. Questi, invece, non vogliono nemmeno considerarsi delinquenti, e pensano invece, nel loro intimo, di aver avuto ragione, di averne avuto il diritto e persino che hanno agito bene, o poco ci manca.

Un uomo evoluto in senso moderno, vedete, preferirà il carcere, piuttosto che vivere con degli stranieri come sono i nostri contadini.
(tratta da Delitto e castigo)

Mi è parso che in realtà il calcolo significhi molto poco e comunque non abbia affatto tutta l’importanza che gli attribuiscono molti giocatori. Certi se ne stanno lì seduti davanti a dei pezzi di carta rigata, segnano tutti i colpi, li contano, ne deducono le probabilitià, fanno i loro calcoli e alla fine puntano e perdono proprio come noi, semplici mortali che giochiamo senza calcolare niente.

Con una simile bellezza si può rovesciare il mondo!
(guardando un ritratto di Natasja Filippovna)

Colto! Ma quello che sai tu, io l’ho dimenticato almeno sette volte! Ecco che colto che sei!

Nel mondo attuale per libertà s’intende la licenza, mentre la vera libertà consiste in un calmo dominio di se stessi. La licenza conduce soltanto alla schiavitù.
(tratta da Diario di uno scrittore)

Ma non siete stato voi a dirmi che se vi dimostrassero matematicamente che la verità è al di fuori di Cristo, preferireste restare con il Cristo, piuttosto che con la verità? Lo avete detto voi questo? Lo avete detto?
(tratta da I demoni)

E adesso mi ponevo per l’ennesima volta la domanda: ma io l’amo? E per l’ennesima volta non sapevo rispondere, cioè, per meglio dire, nuovamente, per la centesima volta, mi risposi che l’odiavo.

Credo che la migliore definizione che si possa dare dell’uomo sia questa: creatura bipede ed ingrata!

Il criminale, nel momento in cui compie il delitto, è sempre un malato.
(tratta da Delitto e castigo)

E la paura del nemico distrugge il rancore al suo riguardo.
(tratta da I demoni)

Ma l’uomo dove va? Quanto meno, ogni volta si nota in lui un che d’impacciato nel momento in cui raggiunge cosiffatti fini. Il fatto di raggiungerli gli piace, ma averli raggiunti non proprio, e questo, certo, è straordinariamente ridicolo.

L’epoca attuale, l’epoca attuale è il tempo della mediocrità aurea e dell’insensibilità, della passione per l’ignoranza, della pigrizia, dell’incapacità al lavoro e dell’aspirazione a trovar tutto già bell’e pronto. Nessuno pensa; di rado si trova qualcuno che concepisca un’idea.

La gioventù ha a volte uno smisurato amor proprio, e l’amor proprio giovanile è quasi sempre pusillanime.

Dio vi perdonerà l’assenza di fede perché onorate lo Spirito Santo pur ignorandolo.
(tratta da I demoni)

Eroe o pezzo di fango, non c’era via di mezzo per me, per l’uomo comune, dico, è vergogna infangarsi, ma l’eroe sta troppo in alto perché si possa infangare del tutto, per conseguenza si può stare nel fango.
(tratta da Delitto e castigo)

L’uomo non ha fatto altro che inventare Dio per vivere senza uccidersi.
(tratta da I demoni)

La Bibbia appartiene a tutti, agli atei e ai credenti in uguale misura. È il libro dell’umanità.

La consapevolezza e l’amore, forse, sono la stessa cosa, perché non conoscerete niente senza l’amore, mentre con l’amore conoscerete molto.

Un’altra volta mi volli innamorare per forza, anzi due volte. E soffrivo, signori, ve ne assicuro! Nel profondo dell’animo non sembra di soffrire, spunta un risolino, eppure io soffro, e per di più in modo vero, autentico; sono geloso, vado fuori di me e tutto per noia, signori, tutto per noia; l’inerzia mi aveva oppresso.

Proprio perché si esige da me una parte del mio libero arbitrio, io non voglio darla.

Ma com’è strano: noi, forse, vediamo Shakespeare. Mentre lui fa il vetturino; quest’altro forse è Raffaello, mentre fa il fabbro; questo è un attore, ma coltiva la terra. Possibile che solo un piccolo vertice di uomini giunga a dar prova di sé, mentre gli altri debbono perire.

Un vero uomo d’azione vede subito dinanzi a sé tante cose da fare che il lavoro non gli mancherà mai e riuscirà.
(tratta da Diario di uno scrittore)

Formulai per la prima volta in vita mia questo greve pensiero: che non conosco e non sento né il bene né il male, e che non solo ne ho perduto il senso, ma so anche che il bene e il male, in realtà, non esistono nemmeno (riflessione che mi arrecava piacere), e non sono altro che pregiudizi. Stava in me l’esser libero da qualsiasi pregiudizio, ma, raggiunta quella libertà, mi sarei perduto.
(tratta da I demoni)

Sei una scimmia; annuisci solo per conquistarmi. Taci; non capiresti nulla. Se non c’è Dio, io sono Dio.
(tratta da I demoni)

Amate i bambini in particolare, perché come gli angeli anche loro sono senza peccato e vivono per ammorbidire e purificare i nostri cuori e, per così dire, guidarci. Guai a chi offende un bambino.

Dostoevskij frasi
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Le notti bianche di Dostoevskij: frasi

Le notti bianche di Dostoevskij è un racconto di gioventù del celebre scrittore che, pubblicato nel 1848, è ambientato in una cupa e romantica San Pietroburgo. Il racconto tratta delle riflessioni di un uomo sia in merito alla sua indole sognatrice sia in merito alla sua storia d’amore con la giovane Nasten’ka e, se non lo avete ancora letto, ecco a voi queste profonde e significative frasi di Dostoevskij tratte proprio dal celebre capolavoro:

Era una notte splendida, una di quelle notti che capitano soltanto quando si è giovani, caro lettore. Il cielo era così stellato, così luccicante, che dopo averlo contemplato veniva naturale chiedersi se sotto un cielo simile potessero vivere uomini irascibili e scontrosi. Anche questa è una domanda da giovani, caro lettore, molto da giovani, ma che il Signore possa ispirarla più spesso.
(incipit)

Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso, che a guardarlo veniva da chiedersi: è mai possibile che vi sia sotto questo cielo gente collerica e capricciosa?

E invano il sognatore affonda le sue mani, nei suoi sogni di un tempo come in un mucchio di cenere, cercando in quella cenere sia pure una sola scintilla per accedervi un nuovo fuoco e riscaldare il cuore già diventato freddo.

Se ami non ricordi a lungo un’offesa.

Io lo so, cara Nàsten’ka, che racconto in modo meraviglioso ma, perdonate, non so raccontare diversamente. Adesso, cara Nàsten’ka, io sono simile allo spirito del re Salomone il quale è stato per mille anni racchiuso in uno scrigno, sotto sette sigilli, e al quale ora, finalmente, hanno tolto tutti i sette sigilli. Adesso, cara Nàsten’ka, adesso che ci siamo di nuovo incontrati dopo una così lunga separazione, perché io vi conoscevo già da gran tempo, Nàsten’ka, perché già da un pezzo cercavo qualcuno, e questo è segno che io cercavo proprio voi e che era scritto nel destino che ci incontrassimo proprio ora; adesso nella mia testa si sono aperte migliaia di valvole e io devo espandermi in un fiume di parole per non soffocare.

Perdonatemi se vi dirò ancora qualcosa. Ecco, vedete,: domani non potrò non venire qui. Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni. Vi sognerò per tutta la notte, per tutta la settimana. Senz’altro domani ritornerò qui , proprio qui, in questo luogo, e proprio a quest’ora, e sarò felice ricordando l’accaduto.

“Allora, che tipo di persona siete? Su, cominciate dunque, raccontatemi la vostra storia.”
“La mia storia!”, gridai io spaventato, “la mia storia! Ma chi vi ha detto che ho una storia? non ho una storia…”
“E come avete vissuto se non avete una storia?”

“E non faccio che sognare, ogni giorno, che alla fine, chissà quando, incontrerò qualcuno. Ah, se sapeste quante volte sono stato innamorato in questo modo!”
“Ma come dunque, di chi?”
“Ma di nessuno, di un ideale, di colei che mi appare in sogno. Io in sogno creo interi romanzi.”

Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?

Camminavo e cantavo, perché quando mi sento felice devo per forza canticchiare qualcosa, come del resto ogni uomo felice che non ha né amici né buoni conoscenti, e non sa con chi dividere la gioia di un attimo lieto.

Come la gioia e la felicità rendono l’uomo sublime! Come sussulta il cuore per l’amore! Sembra che lo si voglia riversare tutto in un altro cuore.

Quando siamo infelici sentiamo più fortemente l’infelicità altrui; il sentimento non si frantuma, ma si concentra.

Ora, mentre sto seduto accanto a voi e parlo con voi, mi fa quasi paura pensare al futuro, perché nel futuro c’è nuovamente solitudine, nuovamente quella vita stantia, inutile; e cosa potrò sognare, quando sono stato nella realtà tanto felice accanto a voi!

Mi opprimono pensieri così strani, delle sensazioni così cupe, delle domande per me ancora così oscure si affollano nella mia mente. E mi pare di non avere né la forza, né la voglia di risolverle.

Non avevo previsto quel che avrei provato, non avevo previsto che tutto sarebbe finito diversamente.

Perché lui non è voi? Perché non è come voi? E’ peggiore di voi, eppure io lo amo più di voi.

E ti chiedi: dove sono mai i tuoi sogni? e scuoti la testa, dici: come volano in fretta gli anni! E di nuovo ti chiedi: cosa hai fatto dei tuoi anni? Dove hai sepolto il tuo tempo migliore? Hai vissuto o no? […] Oh, Nasten’ka! sarà triste restare da solo, completamente da solo, e non avere nemmeno cosa rimpiangere, niente, assolutamente niente, perché tutto ciò che ho perduto, tutto ciò, era tutto un niente, uno stupido e tondo zero, era solo un sogno!

Aveva bisbigliato: “Sono libera”; e tremante si era precipitata nelle sue braccia; con un grido di giubilo si erano stretti l’uno all’altra in un batter d’occhio avevano dimenticato la tristezza e il distacco, e tutte le torture, e la casa tetra, e il vecchio, e il giardino cupo nel loro lontano paese natio, e la panchina sulla quale, con quell’ultimo loro bacio appassionato, lei si era strappata via dalle braccia di lui, ammutolito nello strazio disperato.

Davvero in simili momenti sono tentato di credere che mai sarò capace di cominciare a vivere la vera vita, che ho perduto ogni senso di contatto, ogni sensazione di una vita vera, reale; davvero, infine, ho maledetto me stesso, poiché, dopo le mie notti di fantasticheria mi venivano i momenti del risveglio dall’ebbrezza, che sono orribili!

Il sognatore, se serve una definizione precisa, non è un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell’animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.

Perché anche l’uomo migliore è come se nascondesse sempre qualcosa? Perché non dire subito, direttamente, quel che si ha nel cuore, se sai che non parlerai al vento?

Avevano camminato così spesso da soli, avevano sperato, si erano amareggiati, avevano amato e si erano amati tanto a lungo, tanto a lungo e teneramente.

Io non so tacere quando in me è il cuore a parlare.

Le mie notti finirono un mattino.

Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.

E il sognatore fruga invano, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere almeno una scintilla, per soffiarci sopra, per scaldare al fuoco rinnovato un cuore ormai freddo e ridestare in esso tutto ciò che prima gli era caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava lacrime agli occhi e ingannava tanto magnificamente!

E ora so più che mai che ho perduto invano i miei anni migliori. Ora lo so e sento una maggiore sofferenza per la coscienza dell’accaduto, perché Dio stesso vi ha mandata, mio buon angelo, per dirmelo e dimostrarmelo.

Oggi è stata una giornata uggiosa, piovosa, senza spiragli, come la mia futura vecchiaia.

Un originale è un essere ridicolo. […] E’ un carattere speciale.

Ma io sono tranquilla. Basta! E’ così! Queste sono lacrime e si asciugheranno! Pensate che mi rovini? Che mi anneghi?

In fondo tutti i giovani sono come te. Vivono di sogni, illusioni, fantasticherie, vivono nella segreta speranza che un incontro possa cambiare la loro vita. Per questo, quando l’hai vista su quel lungofiume e le hai parlato, quando vi siete rincontrati e vi siete confidati, vi siete innamorati, hai pensato che la tua vita fosse cambiata, che per la prima volta il sogno si fosse trasformato in realtà. Poi… poi il destino ti ha costretto a tornare sognatore, e se nessuna notte bianca saprà ridarti la gioia di quegli istanti, almeno il loro ricordo rischiarerà i tuoi vagabondaggi, renderà più dolci i tuoi pensieri.

Quando uso la parola “guardare”, però, non sono sincero. Lui non guarda, ma contempla, e non se ne rende conto, come se ci fossero altri pensieri più importanti nella sua testa o fosse stanco, tanto da potersi occupare di ciò che gli sta intorno solo di sfuggita, e quasi senza rendersene conto.

Allora, stupiti ed eccitati, ci chiediamo: quale potere è capace di dare un simile splendore e un tale fuoco a quegli occhi rassegnati e pensosi? Che cosa ha fatto rifluire il sangue in quelle guance solitamente pallide, scavate? Quale passione si è impossessata dei suoi teneri lineamenti? Perché il suo petto ansima così? Che cosa le ha dato quello splendore sul suo viso, cosa lo ha fatto risplendere con un simile sorriso e lo ha invigorito con una scintillante risata?

Egli non desidera nulla, essendo superiore ad ogni desiderio e possedendo tutto, perché è sazio, perché lui stesso è artista della sua vita creandola ad ogni momento, a suo arbitrio. E con quanta leggerezza, con quanta naturalezza si crea questo mondo fantastico e fiabesco! Sembra addirittura che la sua visione sia palpabile! In quel momento egli si sente in diritto di credere che tutta quella vita non sia un effetto dell’eccitazione, un miraggio, un inganno dell’immaginazione, ma qualcosa di vero, di reale, di esistente.

In certi momenti diventa insopportabile una persona felice!

Nasten’ka, ditemi: perché in questi momenti non riesce quasi a respirare? quale magia, quale ignota volontà gli fa accelerare il battito? Perché delle lacrime sgorgano dai suoi occhi? Perché bruciano quelle guance smorte e umide e tutto il suo essere si riempie di un’incontrollabile gioia?

E ci dispiace che quella bellezza comparsa per un istante sia svanita così in fretta e irrevocabilmente e che, menzognera e vana, abbia brillato davanti ai nostri occhi lasciandoci il dispiacere di non aver fatto in tempo a innamorarci di lei.

Non pensare che voglia rattristare il tuo cuore con amari rimproveri, che voglia addolorarlo con un rimorso segreto, che voglia renderlo melanconico nel momento della beatitudine, che voglia strappare uno solo di quei teneri fiori che tu hai intrecciato tra i tuoi riccioli neri quando, insieme a lui, sei andata all’altare… Oh! mai, mai! Che il tuo cielo sia sereno, che il tuo sorriso sia luminoso e calmo! Sii benedetta per quell’attimo di beatitudine e di felicità che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente.

Tutti sembrano più duri di quanto non lo siano in realtà, come se avessero paura di offendere i propri sentimenti rivelandoli troppo presto…

No, Nasten’ka, a cosa servirebbe a lui, a quel voluttuoso indolente, questa vita che noi due desideriamo tanto? Lui la considera una vita povera, misera, e non immagina che suonerà anche per lui, forse, quella triste ora in cui darà tutti i suoi anni di fantasticherie per un giorno di quella misera vita.

Considerate chi sono! Ho già ventisei anni, e non ho mai conosciuto nessuno. Dunque, come posso parlare gentilmente e con disinvoltura?

Fu forse creato per rimanere vicino al tuo cuore, sia pure per un attimo?

Io lo odio perché lui mi ha presa in giro, proprio quando voi qui piangevate con me, voi non avreste abbandonata come lui, perché voi mi amate e lui no, io in fondo vi amo, sì, vi amo! Vi amo come mi amate voi! Io, io stessa ve l’ho detto prima, e voi l’avete sentito.

Sapete che sono già costretto a festeggiare l’anniversario delle mie sensazioni, un volta amavo tanto, che non sono mai esistite, perché questo anniversario si festeggia per quei sogni sciocchi ed eterei, e io lo devo fare, perché anche questi sciocchi non esistono più; non sapere come tenerli in vita, anche i sogni muoiono.

La sua immaginazione è di nuovo riacutizzata, risvegliata, improvvisamente un nuovo mondo, una nuova e affascinante vita ardono davanti a lui in tutta la loro scintillante prospettiva. Un nuovo sogno, una felicità nuova, una nuova dose di raffinato e voluttuoso veleno! Oh, che importanza ha per lui la nostra vita reale.

Esistono a Pietroburgo, Nasten’ka, alcuni strani angolini, anche se voi non li conoscete. In quei posti sembra che non arrivi quel sole che brilla per tutti gli abitanti di Pietroburgo, ma un altro sole, quasi ordinato appositamente per quegli angolini, e risplende di una luce diversa, particolare. In quegli angolini, cara Nasten’ka, sembra svolgersi una vita diversa, che non somiglia affatto a quella che ribolle intorno a noi, una vita come potrebbe svolgersi nel trentesimo regno di fiaba e non da noi, nella nostra epoca così seria e così dura. Ecco questa vita è un miscuglio di elementi puramente fantastici, ardentemente ideali e, ahimè, Nasten’ka, di elementi banalmente prosaici e abitudinari, per non dire inverosimilmente volgari.

In quei momenti comincio a credere che non saprò mai vivere la vita vera, e mi sembra di aver perduto ogni misura, ogni senso della realtà, della verità.

E intanto sento come intorno a me rintrona e gira la folla avvolta da un vortice di vita, odo, vedo come vive la gente in realtà, vedo che la vita per loro non è stata preordinata, che la loro vita non si spezzerà come un sogno, come una visione, che la loro vita si rinnova eternamente, sempre eternamente giovane, e nessun’ora assomiglia all’altra, mentre la mia fantasia è triste, monotona fino alla volgarità, spaventata, schiava dell’ombra, del pensiero, schiava della prima nube che improvvisamente oscura il sole e riempie di angoscia un autentico cuore pietroburghese che ama così tanto il suo sole.

Impallidirà il tuo mondo fantastico, svaniranno, appassiranno i tuoi sogni, e cadranno come le foglie gialle degli alberi…

Guardate il cielo, Nasten’ka, guardatelo! Domani sarà una giornata stupenda; che cielo azzurro e che luna! Guardate quella nuvola gialla che sta per coprirla, guardate, guardate! No, le è passata accanto. Guardate, guardate…

Le notti bianche Dostoevskij frasi
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Il giocatore di Dostoevskij: frasi

Risale, invece, al 1866 Il giocatore, ovvero il romanzo che Dostoevskij dettò a Anna Grigor’evna Snitkina, sua seconda moglie, in meno di un mese per far fronte ai debiti di gioco. In quest’opera, Dostoevskij tratta, appunto, del gioco d’azzardo analizzandone le dinamiche e disegnando un identikit dei vari tipi di giocatori… Se volete saperne di più, date dunque un’occhiata a queste frasi di Dostoevskij tratte proprio da quello che è diventato, nel tempo, uno dei più grandi capolavori di tutta la narrativa russa ottocentesca…

Gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente.

La cosa più antipatica, che saltava agli occhi alla prima occhiata in tutta quella marmaglia di giocatori di roulette, era l’ostentato rispetto per l’occupazione a cui si dedicavano, l’aspetto serio e perfino rispettabile che assumevano tutti coloro che circondavano i tavoli.

Davvero, mi ero sentito meglio in quelle due settimane di assenze che non ora, il giorno del ritorno, sebbene in viaggio fossi stato come passo di nostalgia, mi fossi agitato come frenetico e perfino in sogno la vedessi in ogni momento dinanzi a me.

In realtà, l’uomo ama vedere davanti a sé il suo migliore amico avvilito; anzi, proprio sull’umiliazione è basata, per lo più, l’amicizia. Questa è una vecchia verità, nota a tutti gli uomini intelligenti.

“Siete diventato di legno” notò lui “non solo vi siete distaccato dalla vita, dagli interessi vostri personali e da quelli della società, dai vostri doveri di uomo e di cittadino, dai vostri amici (e ne avevate degli amici!), non soltanto avete rinunciato a qualsiasi altro scopo se non a quello di vincere al gioco, ma avete rinunciato anche ai vostri ricordi.”

Lo sapete che prima o poi vi ucciderò? Non ucciderò perché non sarò più innamorato o per gelosia ma, semplicemente, ucciderò perché a volte mi viene voglia di mangiarvi.

A che mi serve il denaro, domandate? Come, a che mi serve? Il denaro è tutto! -Capisco, ma non c’è bisogno di diventare tanto pazzo nel desiderarlo! Perché anche voi giungete all’esaltazione, al fatalismo.

È interessante e buffo pensare quanto possa essere espressivo talvolta lo sguardo di un uomo timido e morbosamente pudico, che sia toccato dall’amore, e proprio quando l’uomo preferirebbe sprofondare sotto terra piuttosto che dire o esprimere qualche cosa, con la parola o con lo sguardo.

Oh, gente soddisfatta: con che superba vanità sono pronti quei chiacchieroni a pronunciare le loro sentenze! Se sapessero sino a qual punto capisco io stesso tutto quello che c’è di disgustoso nella mia situazione presente, non gli si muoverebbe la lingua per farmi la lezione. La questione è che basta un giro di ruota perché tutto cambi, e questi stessi moralisti vengano per primi (ne sono sicuro) con degli amichevoli scherzi a rallegrarsi con me.

Sì, talvolta l’idea più folle, l’idea in apparenza più assurda s’infigge con tanta forza nella mente che tu la prendi, infine, per qualche cosa di effettuabile… Anzi: se l’idea è congiunta a un desiderio forte, appassionato, allora forse, talvolta, la prendi per qualche cosa di fatale, di necessario, di predestinato, per qualche cosa che ormai non può non essere e non accadere.

Oppure perché avevate una gran necessità di vincere. Proprio come chi annega, che si afferra a una pagliuzza. Lo riconoscerete anche voi che, se non stesse per annegare, non scambierebbe una pagliuzza per un ramo d’albero.

La forma nazionale del francese, e cioè del parigino, ha cominciato a comporsi in una bella forma quando noi eravamo ancora degli orsi. La rivoluzione è stata l’erede della nobiltà. E adesso il francesuccio più volgare può essere dotato di maniere, di un modo di fare, di espressioni e perfino di pensieri di una forma perfettamente bella, anche se alla bellezza di tale forma egli non contribuisce personalmente in nessun modo, né con l’anima, né con il cuore; è una cosa che egli ha ricevuto per diritto d’eredità.

Lei, per esempio, sa benissimo che io l’amo alla follia e mi permette perfino di parlarle della mia passione per lei; ma naturalmente non potrebbe dimostrarmi meglio il suo disprezzo per me che con questo permesso di parlarle senza ostacoli e senza limiti del mio amore. Così facendo è come se mi dicesse: “Ho tanta poca considerazione per i tuoi sentimenti che per me è assolutamente indifferente qualsiasi cosa tu dica o senta per me.”

Ero anch’io un giocatore; me ne resi conto in quel preciso momento. Le braccia e le gambe mi tremavano, il sangue mi era salito alla testa.

Con suo grande disappunto, devo confessarle che gli inglesi sono perlopiù goffi e ineleganti, e i russi sono molto sensibili alla bellezza e hanno molto fiuto nel riconoscerla.

Fui effetivamente dominato, al di là di ogni sfida della vanagloria, da una tremenda sete di rischio. Può darsi che, dopo essere passato attraverso tante sensazioni, lo spirito non finisca affatto col saziarsene, ma ne tragga soltanto un’esaltazione che lo spinge ad esigerne sempre di nuove e sempre più forti, fino alla definitiva estenuazione.

“Se sapessero a qual punto io stesso capisco la ripugnanza della mia attuale condizione, certo non darebbero fiato alla bocca per farmi la lezione.”
“Si, basterebbe soltanto, per una volta almeno nella vita, essere calcolatore e paziente e il gioco sarebbe fatto.”

E lei mi aveva ravvisato col suo sguardo linceo, mentre ero ancora a cento passi, mentre la portavano su in poltrona, mi aveva riconosciuto e mi aveva chiamato per nome e patronimico, che, al suo solito, aveva imparato una volta per sempre.

Mademoiselle Blanche è bella. Ma io non so se mi capiranno, quando dirò che ha uno di quei volti che possono sgomentare. Per lo meno, ho sempre temuto simili donne. Ha di sicuro un venticinque anni. È alta e con le spalle alte e rotonde; il suo petto e il collo sono magnifici; la carnagione è di colore olivastro, i capelli sono neri come inchiostro di China, e di capelli ne ha una massa enorme, ce ne sarebbe per due acconciature. Occhi neri, il bianco gialliccio, lo sguardo insolente, i denti bianchissimi, le labbra sempre dipinte; odora di muschio. Si veste in modo vistoso, ricco, ricercato, ma con gran gusto. Piedi e mani meravigliosi. La sua voce è un contralto un po’ rauco.

È come se temessi che un libro serio o qualsiasi seria occupazione potesse spezzare l’incanto di ciò che è appena passato. Mi è proprio così caro quel brutto sogno con tutte le impressioni rimastemi, da temere persino che, sfiorandolo con qualcosa di nuovo, debba dissolversi come fumo? Mi è dunque così caro tutto ciò?

Tutte le donne sono eguali e proprio le più orgogliose tra esse diventano le schiave più volgari!

Credo che per le mie mani siano passati circa quattrocento federici in non più di cinque minuti. Quello sarebbe stato il momento di andarmene, ma era sorta in me una sensazione strana, una specie di sfida alla fortuna, una specie di desiderio di darle un buffetto, di mostrarle la lingua. Puntai la maggior posta concessa, di quattromila gulden, e persi.

La febbre del gioco contagia il protagonista.

Vi sono due giochi, uno da gentiluomo, l’altro plebeo, interessato, il gioco che fa qualunque canaglia. Qui le cose vengono distinte molto severamente: ma come è vile, in sostanza, questa distinzione! Il gentiluomo, per esempio, può giocare cinque o dieci luigi, raramente di più; del resto, può giocare anche mille franchi, se è molto ricco, ma sostanzialmente per il gioco in se stesso, solo per svago, e sostanzialmente per seguire il processo della vincita o della perdita; ma non deve affatto interessarsi alla vincita in sé. Dopo aver vinto, egli può ad esempio ridere forte, fare una sua osservazione a qualcuno dei vicini, può persino giocare un’altra volta, e raddoppiare ancora una volta il guadagno, ma unicamente per curiosità. per osservare le probabilità favorevoli, per le sue statistiche, e non per il desiderio plebeo di vincere.

Il giocatore Dostoevskij frasi
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L’idiota di Dostoevskij: frasi

Pubblicato per la prima volta nel 1869, L’idiota di Dostoevskij è un romanzo che parla dell'”uomo buono”, ovvero di colui che, proprio come il protagonista, il principe Myskin, grazie alla sua bontà, innocenza e purezza aspira all’armonia. Un romanzo classico ricco di insegnamenti e da cui estrapolare alcune delle più belle frasi di Dostoevskij. Eccole:

Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.
(tratta da una lettera indirizzata a Apollon Nikolaevič Majkov in cui Dostoevskij, nel 1867, parla del romanzo)

Non passione ci vuole, ma compassione, capacità cioè di estrarre dall’altro la radice prima del suo dolore e di farla propria senza esitazione.

Perché per punire un uomo di avere ucciso, lo uccidono?

Non c’è nulla di più irritante che essere ricco, di buona famiglia, avvenente, colto, intelligente e perfino buono e, al tempo stesso, non possedere nessuna attitudine speciale, nessuna originalità o almeno un’idea che possa dirsi veramente personale.

Voi morirete, ma non potrete mai comunicare a nessuno la sostanza più intima della vostra idea.

Voi mancate di pietà: non volete essere nient’altro che giusto, il che vuol dire che siete ingiusto.

Oggi c’è più ricchezza ma meno forza; nessuna idea sa unire i cuori: tutto è rilasciato, rammollito, sfatto. Tutti noi, tutti noi siamo sfatti!

Gli uomini sono fatti in modo da doversi necessariamente tormentare a vicenda.

La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera.

È vigliacco colui che ha paura e fugge; ma chi ha paura e non fugge, non è un vigliacco.

A un proprietario sfaccendato, carico di denaro, poteva anche sembrare naturale che l’intelligenza si comprasse al mercato, specialmente in un paese come la Svizzera.

Non saprei resistere allo struggimento di essere dimenticato da voi. Insieme alle vostre sorelle, mi siete mancata molto e, più delle vostre sorelle, mi siete mancata voi. Adesso scopro che mi siete necessaria, indispensabile. Non ho null’altro da dirvi, questo è tutto. Soltanto, mi farebbe stare bene pensare che siete felice.

La pietà è la legge principale, forse l’unica vera legge dell’esistenza umana.

C’è anche chi mi crede un idiota, non ho mai scoperto perché. In verità, sono stato talmente malato da non essere molto diverso da un idiota; ma com’è possibile che sia idiota anche adesso, quando, io per primo, mi accorgo che la gente mi considera tale? Io entro e penso: “Mi credono idiota, ma io sono intelligente, e loro non lo sospettano nemmeno”.

Nell’amore astratto per l’umanità quasi sempre si finisce per amare solo sé stessi.

Anche in una prigione si può trovare ampiezza e pienezza di vita.

Era nel rigoglio dell’età matura: non più di cinquantasei anni, l’età in cui incomincia la vera vita.

Neppure l’uomo più attento può fare nulla contro il mattone che crolla dalla casa vicina.

Immaginate che la pace universale e la felicità universale possano essere un effetto dell’egoismo? È proprio così che la intendete, caro signore?

Un certo grado di ottusità mentale, a quanto pare, è la dote indispensabile di ogni uomo fattivo, o almeno di chiunque dimostri di essere capace di accumulare seriamente del denaro.

Nessuno si getta dalla finestra; ma, in caso d’incendio, anche il più rigido gentleman e la dama più schizzinosa si sbrigheranno a saltare. La necessità non ha legge.

Sono tanti quelli che viaggiano in carrozza! Ma ve lo siete mai chiesti com’è che se la sono comprata?

Tutto questo vostro estero, questo decantato Occidente, questa vostra Europa, non sono altro che fantasia; e noi stessi, quando siamo all’estero, non siamo che fantasia… Ricordatevi delle mie parole, e vedrete!

La bellezza è un enigma.

Senza di te, io non posso andare incontro alla mia nuova vita… perché la mia nuova vita, sappilo, è incominciata proprio oggi.

Quelle sensazioni non erano certo le allucinazioni prodotte dall’oppio, dall’hashish o dal vino, allucinazioni che annebbiano l’animo umano e lo conducono nel regno dell’irreale e dell’inesistente.

È proprio l’anima che si manda a morte. Non uccidere, è detto nei comandamenti.

Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante.

I soldi sono talmente odiosi da riuscire a donare l’ingegno persino a chi ne è sprovvisto di natura. Così è sempre stato e così sarà per sempre, fino alla fine del mondo.

Verrà tempo in cui non esisterà più il tempo.

Si bisbigliava con terrore dei molti libri che avevano letto.

I motivi delle azioni umane sono sempre molto più complessi di quanto si possa spiegare e raramente possono essere descritti in modo corretto.

Al principe accadeva quello che accade alle persone timide: si vergognava del comportamento altrui.

Non importa amare o odiare, fare il bene o fare il male, se ciò conduce inesorabilmente a commettere l’unico vero peccato, che è quello di distrarsi dal prossimo perché travolti dalla propria passione.

La questione è nella vita, unicamente nella vita, nella scoperta della vita, sconfinata ed eterna, e non certo nella scoperta di nuove terre.

Di onniscienti se ne incontrano spesso, specialmente tra gli impiegati. Loro sanno tutto. La loro irrequieta curiosità e il loro spirito d’investigazione si fissano volentieri sulle inezie, in mancanza di interessi più importanti.

Non c’è gioia più grande per una madre del vedere per la prima volta un sorriso sulle labbra del suo bambino. La stessa gioia deve provare Dio ogni volta che vede dal cielo un peccatore che gli s’inginocchia davanti e con tutto il cuore gli rivolge una preghiera.

L’anima altrui è solo tenebra.

La delicatezza e la dignità non s’imparano dal maestro di ballo ma alla scuola del cuore.

Non è facile giudicare la bellezza. Io non sono pratico. La bellezza è un mistero.

Il sogno è venuto a dirci una parola nuova, a svelarci una profezia che noi stessi attendevamo.

Imbarcarsi senza sapere quanto sia profonda l’acqua non è prudente.

Ero preso da una profonda tristezza; mi veniva da piangere. Mi stupivo di tutto e ogni cosa mi metteva in agitazione. Tutto quello che mi circondava mi appariva estraneo, indifferente. Questo mi uccideva. Riuscii a scuotermi da questo torpore soltanto a Basilea, di sera, e lo dovetti al ragliare di un asino sul mercato della città. Quell’asino mi colpì, mi comunicò non so come una gioia inesprimibile, e proprio in quel momento la mia mente si rischiarò.

Delitti impossibili! Ma io vi assicuro che delitti impossibili, e forse anche delitti ancora più orrendi, ci furono anche prima, dovunque e, a mio vedere, ce ne saranno ancora per molto tempo. La differenza sta nel fatto che da noi, prima, c’era meno pubblicità e ora, invece, se ne parla e se ne scrive e così sembra che simili delitti siano caratteristici della nostra epoca.

Era inquieto, sentiva un gran bisogno di solitudine e nutriva il desiderio di abbandonarsi alla propria tristezza, senza fare nulla per cercare di alleviarla.

Ci si lamenta di continuo che in questo paese manchino gli uomini pratici. Di politici, invece, ce ne sono molti. E lo stesso si può dire per i generali o per gli amministratori: in caso di necessità, se ne possono trovare quanti se ne vogliono.

Sulla fine di novembre, verso le nove del mattino, il treno di Varsavia arrivava a tutto vapore a Pietroburgo e trovava un tempo umido e freddo. La nebbia era così fitta che il sole dell’alba faceva luce a stento: a destra e a sinistra, guardando fuori dai finestrini del vagone, era difficile distinguere qualcosa.

È una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni.

Credete che arringando il popolo da una finestra per un quarto d’ora sareste capace di trasmettere al popolo tutte le vostre teorie e di farlo passare dalla vostra parte.

C’è della gente che prova una grande voluttà nell’andare su tutte le furie, quasi godendo delle offese subite. Poi, si capisce, ne prova un fiero rimorso e, se è intelligente, capisce di essersi scaldata dieci volte più del necessario.

Dostoevskij frasi e immagini
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Dostoevskij: immagini

Infine, una breve raccolta di immagini di Dostoevskij accompagnate da alcuni suoi celebri e significativi aforismi. Dato l’immenso valore culturale delle frasi di Dostoevskij scelte per queste immagini, vi suggeriamo di dar loro un’occhiata per poi scaricarle gratis e condividerle con chi vi è accanto oppure sui social.
Dostoevskij frasi

Dostoevskij frasi
Siate sinceri e semplici, questo è l’essenziale.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Dostoevskij aforismi
Si conosce un uomo dal modo in cui ride.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Dostoevskij notti bianche frasi
Che cos’è la preghiera? La preghiera è un’ascensione dell’intelletto.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Dostoevskij frasi celebri
I demoni hanno fede, ma tremano.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Dostoevskij immagini
Domani, domani tutto finirà.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Dostoevskij frasi e immagini
Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)

frasi Dostoevskij

L'idiota Dostoevskij frasi
Ama tutto come te stesso.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
frasi Dostoevskij
Il segreto del primo passo è questo: dominare se stessi e agire senza attendere.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
frasi di Dostoevskij
La vita è bella e bisogna fare in modo che chiunque possa affermarlo sulla terra.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Il giocatore Dostoevskij frasi
Sebbene nulla ormai potesse meravigliare, la realtà evidente ha sempre in sé qualcosa che scuote.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Notti bianche Dostoevskij frasi
Un’anima meschina, sottrattasi all’oppressione, opprimerà a sua volta.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)
Le notti bianche Dostoevskij frasi
Non si può amare ciò che non si conosce.
(Fëdor Michajlovič Dostoevskij)

Dostoevskij frasi celebri
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Paola Cittadino
Una mamma a tempo pieno con la passione per la scrittura. Amo la letteratura e prediligo i grandi classici, sono appassionata di storia dell'arte e interior design. Attenzione però: sono anche cintura nera di biscotti al burro e pizza fatta in casa!