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La vita in Aforismi

Socrate frasi : 228 citazioni e immagini per conoscere l’inventore del metodo socratico

Socrate è stato uno dei maggiori pensatori e filosofi della Grecia antica. Scopriamo di più su questo personaggio con le frasi di Socrate e le immagini.

Socrate frasi

Tutti coloro che hanno studiato la filosofia, non possono dimenticare il prezioso contributo che diede Socrate con la dottrina socratica. Tuttavia, egli fu un uomo di incredibile forza fisica e potenza che combatté diverse guerre e si dedicò in contemporanea alla vita politica. Uno dei più famosi allievi di Socrate è senza dubbio Platone. Qui di seguito sono proposte le frasi di Socrate come gli aforismi, le frasi sull’amore e l’Apologia di Socrate: frasi e molto altro.

Frasi Socrate

Socrate era un pensatore e filosofo pertanto, già nella sua epoca (470-399 a.c) era solito diffondere il suo pensiero e formare discepoli alla sua dottrina. Si ritiene che questo personaggio sia il fondatore dell’etica e della filosofia morale e la frase di Socrate: “so di non sapere” è diventata un vero e proprio manifesto del pensiero filosofico dell’autore. Ecco qui, di Socrate, frasi celebri e sorprendenti.

Che strana cosa sono il piacere e il dolore; sembra che ognuno di loro segua sempre il suo contrario e che tutti e due non vogliano mai trovarsi nella stessa persona.

La presunzione gonfia gli uomini stolti, allo stesso modo che il vento gli otri vuoti.

Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.

È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.

I cattivi vivono per mangiare e bere, mentre i buoni mangiano e bevono per vivere.

Non esiste il male, esiste solo l’assenza di bene.

L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. L’insegnante eccellente dimostra. Il maestro ispira.

Il saggio non si espone al pericolo senza motivo, poiché sono poche le cose di cui gli importi abbastanza; ma è disposto, nelle grandi prove, a dare perfino la vita, sapendo che a certe condizioni non vale la pena di vivere.

Imparare è nient’altro che ricordare.

Il motivo per cui le anime mettono tanto impegno per poter vedere la Pianura della Verità è questo: il nutrimento adatto alla parte migliore dell’anima proviene dal prato che è là, e la natura dell’ala con cui l’anima può volare si nutre proprio di questo.

Passare per uno che tiene più al denaro che agli amici: cosa mi potrebbe capitare di peggio?

L’anima di un uomo è immortale e incorruttibile.

Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene…E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia.

Magari, Critone, il popolo fosse capace di fare il male, perché, allora, sarebbe capace, anche di fare il bene. E questa sarebbe una gran bella cosa. Invece non è capace di fare né l’uno né l’altro, non ti fa diventare né saggio né stolto, ma agisce, così, a casaccio.

Non ubbidisco dentro me a nessuno, salvo che alla ragione.

Praticare il bene è un affare. Se l’uomo non lo persegue è solo perché non ha la minima idea di dove si trovi il bene. Pertanto non malvagio ma ignorante.

L’invidia è l’ulcera dell’anima.

Quella che sul piano soggettivo è la felicità, sul piano oggettivo coincide con la realizzazione della propria essenza.

Il denaro non fa ricco se non si sa spenderlo.

Le parole false non solo sono cattive per conto loro, ma infettano anche l’anima con il male.

Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso.

Chissà se ciò che è chiamato morire è vivere, oppure se vivere è morire.

I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria.

Se sai di non sapere, sai già molto.

E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?

La scimmia più bella è brutta in confronto all’uomo.

L’inizio della saggezza è la definizione dei termini.

L’uomo più ricco è quello che si accontenta di poco, perché la contentezza è la ricchezza data dalla natura.

L’esser contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale.

Non dalle ricchezze ma dalle virtù nasce la bellezza.

I bambini oggi sono dei tiranni. Contraddicono i genitori, ingoiano il loro cibo, e tiranneggiano i loro insegnanti.

Io non preferirei né l’uno né l’altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla.

Più so, più so di non sapere.

Sii più saggio degli altri, se riesci; ma non andarglielo mai a dire.

Conosci te stesso.

Bisogna mangiare per vivere, non vivere per mangiare.

Io invece credo, o carissimo, che sarebbe meglio che la mia lira fosse scordata e stonata, e che lo fosse il coro che io dirigessi, e che la maggior parte della gente non fosse d’accordo con me e mi contraddicesse, piuttosto che sia io, anche se sono uno solo, ad essere in disaccordo con me stesso e a contraddirmi.

Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani.

Il difficile non è evitare la morte quanto piuttosto evitare la malvagità, che ci viene incontro più veloce della morte.

Perché ti meravigli tanto se viaggiando ti sei annoiato? Portandoti dietro te stesso hai finito col viaggiare proprio con quell’individuo dal quale volevi fuggire.

Tutto il mio sapere è sapere che nulla so.

Ma pure, è proprio per via di questi uguali, benché diversi da quell’uguale, che tu hai potuto pensare a fermare nella mente la conoscenza di esso uguale, non è vero?

È opportuno che il malvagio venga punito, quanto lo è che il medico curi l’ammalato: ogni castigo, infatti, è una sorta di medicina.

In campo 11 per squadra sono troppi, è ora di giocare 9 contro 9.

Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo.

Anche un allevatore di asini, di cavalli e di buoi, che fosse tale quale Pericle fu, avrebbe la fama di essere un cattivo allevatore.

Mio caro Critone, questo tuo zelo sarebbe assai lodevole se fosse conforme a giustizia, altrimenti, più esso è insistente, più è biasimevole.

E la natura ha condannato loro.

Mai temerò e fuggirò quelle cose che io non so se siano buone, per altre che, invece, so e riconosco cattive.

La benevolenza degli adulatori fugge le disgrazie come da un sovvertimento.

Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza.

Non dalla ricchezza deriva la virtù, ma dalla virtù la ricchezza e ogni altro bene.

Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare.

La morte è l’una o l’altra di due cose. O è un annullamento e i morti non hanno coscienza di nulla; o, come ci vien detto, è veramente un cambiamento, una migrazione dell’anima da un luogo ad un altro.

Niente può nuocere ad un uomo buono, né in vita né dopo la morte.

La meraviglia è un sentimento assolutamente tipico del filosofo. La filosofia non ha altra origine che questa.

C’è un limite oltre il quale la sopportazione cessa di essere una virtù.

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.

Mio caro Critone, questo tuo zelo sarebbe assai lodevole se fosse conforme a giustizia, altrimenti, più esso è insistente, più è biasimevole.

Avendo il minimo dei desideri si è più vicini agli dei.

Se noi, prestando orecchio a quelli che non se ne intendono, roviniamo ciò che diventa migliore attraverso un sano esercizio e va, invece, in malora con pratiche dannose, che ne sarà della nostra vita?

Se uno fa una cosa per un fine, non vuole la cosa che fa, bensì la cosa per cui fa quello che fa.

Non bisogna invidiare chi non è degno di essere invidiato né gli sciagurati, ma averne piuttosto compassione.

Io non preferirei né l’uno né l’altro; ma, se fosse necessario o commettere ingiustizia o subirla, sceglierei il subire ingiustizia piuttosto che il commetterla.

Dai potenti vengono gli uomini più malvagi.

Tutti quanti gli uomini sono buoni nella stessa maniera: infatti, diventano buoni, venendo in possesso delle medesime cose.

L’anima dell’uomo è immortale, e che talora termina la vita terrena – ciò che si chiama morire – e talora di nuovo rinasce, ma che non perisce mai: per questa ragione, bisogna vivere la vita nel modo più santo possibile.

Quando un uomo è audace senza senno ne riceve danno, quando invece con senno ne trae vantaggio.

La verità non si confuta mai.

Far del male non è per nulla diverso dall’essere ingiusti.

La morte, come mi sembra, altro non è che la separazione di due cose, l’anima e il corpo, l’una dall’altra.

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Socrate: aforismi

Per conoscere maggiormente questa figura così aristocratica, colta e al tempo stesso dotta, le citazioni di Socrate sono l’ideale per immergersi nel mondo greco antico. Il filosofo non lasciò alcuna testimonianza scritta, se non poche lettere, tutte gli aforismi di Socrate sono stati raccolti dai suoi discepoli.

So di non sapere.

Quel che è sopra di noi, nulla ha che fare con noi.

Le parole false non solo sono cattive per conto loro, ma infettano anche l’anima con il male.

Io sono un cittadino del mondo.

Ho un’ultima lezione da dare: essi mi devono uccidere perché sappiano quello che hanno fatto. La città dovrà affrontare la propria colpevolezza.

Tu dunque avresti voluto che morissi giustamente?

Sai dove si vende il pesce?» «Si, al mercato.» «E sai dove gli uomini diventano virtuosi?» «No.» «Allora seguimi.

La meraviglia è un sentimento assolutamente tipico del filosofo. La filosofia non ha altra origine che questa.

Direi che è un ottimo discorso ma vorrei proporti un altro percorso concettuale, prestami attenzioni ti prego. Il compito del filosofo consiste nel fare uscire da noi ciò che già possediamo ma ignoriamo. Io lo chiamo questa, (maieutica), l’arte di far partorire; in quando la verità si partorisce, dopo un’attenta ricerca dentro di noi.

A me è di oltraggio la stirpe, tu alla stirpe sei di oltraggio.

Se fossi preso a calci da un asino, forse che lo citerei in giudizio?

Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio, dateglielo, non ve ne dimenticate.

La mia arte di maieutico in tutto è simile a quella delle levatrici, ma ne differisce in questo, che essa aiuta a fare partorire uomini e non donne e provvede alle anime generanti e non ai corpi.

Il significato più grande di questa mia arte è ch’io riesco, mediante di essa, a discernere, con la maggior sicurezza, se la mente del giovane partorisce fantasticheria e menzogna, oppure cosa vitale e vera.

Proprio questo io ho in comune colle levatrici: anche io sono sterile, sterile in sapienza; e il rimprovero che già molti mi hanno fatto che io interrogo gli altri, ma non manifesto mai, su nulla, il mio pensiero, è verissimo rimprovero.

Io stesso, non sono affatto sapiente.

Quelli che entrano in relazione con me, anche se da principio alcuni d’essi si rivelano assolutamente ignoranti, tutti, poi, seguitando a vivere in intima relazione con me, purché il dio lo permetta loro, meravigliosamente progrediscono, com’essi stessi e gli altri ritengono.

È chiaro che da me non hanno mai appreso nulla, ma che essi, da sé, molte e belle cose hanno trovato e generato.

Ecco perché ancora oggi io vo d’intorno investigando e ricercando…se ci sia alcuno…che io possa ritenere sapiente; e poiché sembrami che non ci sia nessuno, io vengo così in aiuto al dio dimostrando che sapiente non esiste nessuno.

Egli discorreva sempre di cose umane esaminando che cosa è santità, che cosa empietà, che cosa ingiustizia, che cosa saggezza, che cosa pazzia, che cosa coraggio, che cosa viltà, che cosa Stato, che cosa politica, che cosa governo, che cosa uomo di governo, e simili cose.
(Senofonte)

Questo ha sotto scritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte.
(Meleteo)

A che genere di uomini appartengo? A quello di chi prova piacere nell’essere confutato, se dice cosa non vera, e nel confutare, se qualcuno non dice il vero, e che, senza dubbio, accetta d’esser confutato con un piacere non minore di quello che prova confutando.

Io ritengo che l’esser confutati sia un bene maggiore, nel senso che è meglio essere liberati dal male più grande piuttosto che liberarne altri. Niente, difatti, è per l’uomo un male tanto grande quanto una falsa opinione sulle questioni di cui ora stiamo discutendo. Se dunque anche tu sostieni di essere un uomo di questo genere, discutiamo pure; altrimenti, se credi sia meglio smettere, lasciamo perdere e chiudiamo il discorso.
(Platone)

Non esiste nessuno più libero, più sano e più elaborato nello sviluppo della parola che Socrate.
(Senofonte)

Già altri hanno scritto sull’argomento e tutti hanno notato la baldanza del suo parlare – prova, questa, che egli veramente si espresse in quel tono: ma che per sé ritenesse ormai preferibile la morte alla vita, non l’hanno rivelato, sicché la sua baldanza appare un po’ sciocca.”Per Zeus”, disse Socrate, “sono già due volte che ho messo mano a trovare argomenti per la difesa e il segno divino mi si è opposto”. E poiché quello aggiunse: “Strane davvero le tue parole!”, Socrate riprese: “Trovi strano che il dio giudichi che è meglio per me morir subito? Non sai che fino a questo momento io non concederei a nessuno d’esser vissuto meglio di me?
(Senofonte)

Ora, se la vita si prolunga, io so che necessariamente dovrò pagare il mio tributo alla vecchiaia – veder male, ascoltar peggio, essere più tardo nell’imparare e più facile a dimenticare quel che ho appreso. E se, accortomi di tale indebolimento, dovessi biasimare me stesso, come potrei vivere ancora contento?

Forse, continuò, è proprio dio che nella sua bontà mi concede di por fine ai miei giorni non solo al momento giusto, ma anche nel modo più facile: se infatti mi si condanna adesso, potrò, senza dubbio, morire nella maniera che è giudicata la più facile da quelli che di ciò hanno cura, senza dar fastidio alcuno agli amici, ma recando il rimpianto più vasto che morto possa recare.
(Senofonte)

Ma tu guarda quante sciocchezze mi fa dire questo giovanotto!

Fate ch’io possa esser bello nel profondo della mia anima.

La morte è l’una o l’altra di due cose. O è un annullamento e i morti non hanno coscienza di nulla; o, come ci vien detto, è veramente un cambiamento, una migrazione dell’anima da un luogo ad un altro.

E Socrate sedette e replicò: Sarebbe bello, Agatone, se la sapienza fosse qualcosa che può scorrere, al semplice contatto, dal più pieno al più vuoto di noi, come attraverso un filo di lana l’acqua scorre dalla tazza più colma a quella più vuota.
(Platone)

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Apologia di Socrate frasi

L’apologia di Socrate è il più completo testo riguardante il processo fatto a Socrate a causa delle sue idee filosofiche: processato perché la sua dottrina era ritenuta pericolosa (scambiate erroneamente per quella sofista) per la corruzione di giovani e per non conoscere gli dei della città. Questo testo fu scritto interamente da Platone, poiché per Socrate, la filosofia era da considerarsi una scienza orale e quindi non aveva senso lasciare un resoconto scritto. Ecco a voi le frasi emozionanti sull’Apologia di Socrate.

Non so, o Ateniesi, che impressione vi sia rimasta dei miei accusatori; io, davvero, mi sono quasi dimenticato di me stesso, da quanto parlavano persuasivamente. Eppure non hanno detto quasi niente di vero.

Mi ha stupito soprattutto una delle loro molte bugie: hanno detto che dovevate cercare di non farvi ingannare da me, perché sono abile nel parlare.

Essi – dico – hanno detto poco o nulla di vero, ma voi non sentirete da me null’altro che la verità. E non userò affatto, o Ateniesi, discorsi come i loro, ben fraseggiati nelle espressioni e nei termini, e bellamente disposti: voi sentirete da me cose argomentate disordinatamente, con le prime parole che mi capitano a tiro – infatti io credo che quello che dico sia vero – e nessuno di voi si aspetti altro.

A questa età non starebbe bene venire da voi facendo discorsi come un ragazzino.

Infatti così stanno le cose: sono quassù in tribunale per la prima volta a settant’anni, e perciò sono del tutto estraneo a questo modo di esprimersi.

Perciò, come forse mi perdonereste, se fossi veramente straniero, di parlare con la lingua e alla maniera in cui sono stato educato, così ora vi chiedo – giustamente, mi sembra – di aver comprensione per il mio modo di esprimermi, buono o cattivo che sia, e di considerare invece attentamente se dico o no cose giuste, perché questa è la virtù del giudice, mentre quella dell’oratore è dire la verità.

C’è un certo Socrate, uomo sapiente, che strologa su quello che sta per aria e investiga su quello che sta sottoterra, e che fa del discorso più debole il più forte. Questi, che diffusero su di me una fama simile, sono i miei accusatori terribili, cittadini ateniesi, perché il loro uditorio ritiene che chi fa simili ricerche non credanegli dei.

Considerate dunque la duplicità dei miei accusatori: gli uni sono quelli che mi accusano ora, e gli altri sono quelli che, come dicevo, lo hanno fatto in passato. È opportuno che mi difenda prima da questi ultimi, perché li udiste accusarmi prima e molto più degli accusatori recenti.

O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirò piuttosto al Dio che a voi.

Finché io abbia respiro, e finché io ne sia capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi, chiunque io incontri di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo, così: “O tu che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e più rinomata per sapienza e potenza, non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più puoi, e della fama e degli onori; e invece della intelligenza e della verità e della tua anima, perché ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai affatto né pensiero né cura?”.

E se taluno di voi dirà che non è vero, e sosterrà che se ne prende cura, io non lo lascerò andare senz’altro, né me ne andrò io, ma sì lo interrogherò, lo studierò, lo confuterò.

Se mi paia che egli non possegga virtù ma solo dica di possederla, io lo svergognerò dimostrandogli che le cose di maggior pregio egli tiene a vile e tiene in pregio le cose vili. E questo io lo farò a chiunque mi capiti, a giovani e a vecchi, a forestieri e a cittadini; e più ai cittadini, a voi, dico, che mi siete più strettamente congiunti.

Ché questo, voi lo sapete bene, è l’ordine del Dio,; e io sono persuaso che non ci sia per voi maggior bene nella città di questa mia obbedienza al Dio.

Né altro in verità io faccio con questo mio andare attorno se non persuadere voi, e giovani e vecchi, che non del corpo dovete aver cura né delle ricchezze né di alcun’altra cosa prima e più che dell’anima, così che ella diventi ottima e virtuosissima; e che non dalle ricchezze nasce virtù, ma dalla virtù nascono ricchezze e tutte le altre cose che sono beni per gli uomini, così ai cittadini singolarmente come allo Stato.

Tuttavia, cittadini ateniesi, mi sembrò che anche gli artigiani bravi incorressero nello stesso errore dei poeti: ciascuno di loro, dal momento che lavorava bene nell’ambito della sua arte, si stimava molto esperto anche in altre importantissime questioni e questa stonatura tendeva a nascondere la loro sapienza.

Interrogai me stesso, per conto dell’oracolo, chiedendomi se preferissi essere come sono io, né sapiente alla loro maniera, né ignorante al loro modo, oppure come sono loro. E risposi a me stesso e all’oracolo che mi andava bene essere come sono.

E quelli che essi mettono alla prova si arrabbiano con me, invece che con se stessi, e dicono che un certo Socrate è oltremodo abominevole e corrompe i giovani.

Vada come sta a cuore al dio. Alla legge si obbedisce. Difendersi si deve.

Non dalle ricchezze ma dalle virtù nasce la bellezza.

La ricerca porta alla verità.

Certo sono più sapiente io di quest’uomo, anche se poi, probabilmente, tutti e due non sappiamo proprio un bel niente; soltanto che lui crede di sapere e non sa nulla, mentre io, se non so niente, ne sono per lo meno convinto, perciò, un tantino di più ne so di costui, non fosse altro per il fatto che ciò che non so, nemmeno credo di saperlo.

Chi è quell’uomo che potrebbe credere che esistono i figli degli dei e non esistono gli dei?

Se la morte è assenza totale di sensazioni, come se si dormisse un sonno senza sogni, oh, essa sarebbe un guadagno meraviglioso.

La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.

Certamente lo conoscete Cherofonte; un giorno che era andato a Delfi, ebbe la faccia tosta di chiedere al dio se ci fosse qualcuno più sapiente di me e la Pizia gli rispose che non c’era nessuno.

Cittadini ateniesi, io vi amo e vi rispetto, ma ubbidirò al dio piuttosto che a voi, e finché avrò respiro e sarò in grado di farlo, non smetterò di fare filosofia, di consigliarvi e di insegnare a chiunque incontri.

Il tribunale ha votato, riconoscendo Socrate colpevole. L’imputato riconosciuto colpevole ha facoltà di proporre una pena alternativa a quella richiesta dall’accusatore.

Non mi senta irritato, cittadini ateniesi, da quanto è avvenuto – avete votato a mio sfavore – per molte ragioni insieme, e specialmente perché non è accaduto inaspettatamente: anzi, mi meraviglio molto più del numero di voti di ciascuna delle due parti. Io personalmente pensavo che la differenza sarebbe stata ampia, e non così piccola.

A quanto pare, se soltanto trenta voti fossero migrati dall’altra parte, io sarei stato assolto.

Dunque quest’uomo propone per me la pena di morte. Va bene: e quale pena dovrò offrire come controproposta, cittadini ateniesi?

Che cosa merito di subire o di pagare, perché nella mia vita non me ne sono stato tranquillo a studiare, ma trascurando ciò di cui si interessano i più – fare soldi, amministrare la casa, aspirare a comandi militari, a ruoli pubblici di oratore e ad altre cariche, partecipare alle associazioni politiche e alle lotte intestine della città – e ritenendomi troppo onesto per sopravvivere in quegli ambiti, non andavo dove non sarei stato certo utile a voi e a me, ma vi facevo un grandissimo servizio rivolgendomi a ciascuno di voi in privato?

Se dunque devo chiedere quello che merito secondo giustizia, mi sia assegnata questa pena: mangiare nel Pritaneo.

Ma, cittadini ateniesi, Platone, che è qui, e Critone, e Critobulo, e Apollodoro, insistono perché proponga una pena pecuniaria di trenta mine e per darne loro stessi garanzia. Mi multo allora di tanto. E ne saranno garanti per voi questi qui, con la corrispondente quantità di denaro.

Il tribunale ha deliberato a favore della condanna di Socrate a morte.

Su quanto dicevano contro di me i primi accusatori, basti, davanti a voi, questa autodifesa.

Tenterò di difendermi ora davanti a Meleto, l’uomo perbene, il patriota, come dice di essere, e dagli accusatori più recenti.

Socrate, non ti vergogni di esserti dedicato ad una attività per la quale sei ora esposto al rischio di morire?

Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell’onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona?

Ma, cittadini, forse evitare la morte non è difficile, ed è molto più difficile evitare la malvagità, perché corre più veloce della morte. E ora io, che sono così lento e vecchio, sono stato catturato dalla più lenta, mentre i miei accusatori, che sono così bravi e svelti, li ha presi la più veloce, la cattiveria.

Ora me ne vado, io condannato a morte da voi, loro condannati alla malvagità e all’ingiustizia dalla verità. Io mantengo la mia pena, loro la loro. Forse era in qualche modo necessario che fosse così; e io penso che sia secondo la giusta misura.

Desidero fare una predizione a voi, che avete votato contro di me: perché sono già là dove le persone sono più propense a fare predizioni, quando stanno per morire. Io vi dico, uomini che mi avete ucciso, che ci sarà per voi una retribuzione, subito dopo la mia morte, molto più dura di quella pena cui mi avete condannato.

Ora voi avete fatto questo credendo di liberarvi dal compito di esporre la vita a esame e confutazione, ma ne deriverà tutto il contrario, ve lo dico io.

A mettervi sotto esame per confutarvi saranno di più: quelli che finora trattenevo, di cui voi non vi accorgevate; e saranno tanto più duri quanto più sono giovani, e tanto più ne sarete irritati.

Se pensate che basti uccidere le persone per impedire di criticarvi perché non vivete rettamente, non pensate bene. Non è questa la liberazione – né possibile, né bella – ma quella, bellissima e facilissima, non di reprimere gli altri, bensì preparare se stessi per essere quanto possibile eccellenti. Con questo vaticinio per voi che avete votato contro di me prendo congedo.

Anche a me, certo, sembra bello se qualcuno sa educare gli uomini, come fa Gorgia di Leontini, Prodico di Ceo e Ippia di Elide.

Callia, se i tuoi due figli fossero un paio di puledri o di vitelli, dovremmo prendere uno che li governi e stipendiarlo perché sviluppi in loro l’eccellenza (arete) appropriata, cioè un esperto di cavalli o di agricoltura. Ma, dal momento che sono uomini, chi hai in mente di assumere?

E continuai ad andare dall’uno all’altro: mi rendevo conto, con amarezza e timore, di essere odioso, ma mi sembrava necessario trattare ciò che concerne il dio come cosa della massima importanza.

Uomini, il più sapiente fra voi è chi, come Socrate, ha riconosciuto che in verità non è di nessun valore, per quanto concerne la sapienza.

Ma non ti chiedo questo, mio caro amico, bensì quale persona, chi, in primo luogo, conosce, appunto, i costumi e le leggi? Loro, Socrate, i giudici. Come dici, Meleto? Che sono capaci di educare i giovani e di renderli migliori? Certamente. Proprio tutti, oppure alcuni sì e altri no? Proprio tutti. Ben detto, per Hera! C’è tanta gente ad aiutarli! Ma allora questi che ci stanno ad ascoltare li rendono migliori, o no? Si’, anche questi. Ed anche i membri della Bulé? Anche loro. Ma, Meleto, non sono i componenti dell’ecclesia, a corrompere i più giovani? Oppure anch’essi, tutti insieme, li rendono migliori? Anch’essi. Ma allora. a quanto pare, tutti gli Ateniesi li rendono migliori, tranne me. Sono soltanto io a corromperli. È così che dici? Affermo proprio questo, con forza.

Dimmi ancora, Meleto, per Zeus, è meglio vivere fra cittadini buoni o cattivi? Rispondi, amico, non ti sto chiedendo nulla di difficile!

C’è dunque qualcuno che voglia essere danneggiato dalle persone con cui sta assieme, piuttosto che trarne vantaggio? Rispondi, mio caro amico: anche la legge te lo impone.

È chiaro, infatti, che una volta resomi conto dell’errore, smetterò di fare ciò che in ogni caso compio involontariamente.

Tu hai evitato di stare con me e di darmi insegnamento e non ne hai avuto voglia, e mi porti qui in tribunale, dove si usa condurre chi ha bisogno di essere punito ma non chi ha bisogno di imparare.

Ma per Zeus, ti sembro così? Non credo in nessun dio? Assolutamente no, per Zeus!

Lasciatelo rispondere, cittadini, e non schiamazzate per una parte o per l’altra. C’è qualcuno che non crede nei cavalli, ma in realtà ippiche? C’è qualcuno che non crede nei flautisti, ma in realtà flautistiche?

E allora, Meleto? Alla tua età sei tanto più sapiente di me alla mia.

Ma bisogna, giudici, che anche voi speriate bene davanti alla morte e teniate in mente questa verità, che non può esserci male per un uomo buono, né da vivo né da morto, e niente di quanto lo riguarda è trascurato dagli dei; anche le mie vicende d’ora non sono avvenute da sé, ma mi è chiaro che ormai per me morire ed esser liberato dal peso dell’azione era la cosa migliore.

Ma è ormai venuta l’ora di andare: io a morire, e voi, invece, a vivere. Ma chi di noi vada verso ciò che è meglio, è oscuro a tutti, tranne che al dio.

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Socrate: frasi sull’amore

Essendo un filosofo, Socrate era solito parlare di amore ai suoi discepoli poiché egli credeva in una vita giusta e buona. Infatti, per l’autore greco l’amore era non solo il sentimento che legava gli esseri umani tra di loro, ma anche l’amore per la conoscenza e per il sapere. Molte delle citazioni famose di Socrate sono raccontate in terza persona dai suoi discepoli, tra i quali Platone e Alcibiade. Ecco, di Socrate, frasi sull’amore.

Socrate diceva che con una donna di carattere aspro bisogna comportarsi come i cavalieri con i cavalli focosi.

Sposati: se trovi una buona moglie sarai felice, se ne trovi una cattiva, diventerai filosofo.

Apposta noi ci procuriamo amici e figli! perché quando noi, divenuti più vecchi, cadiamo in errore, voi che siete più giovani, al nostro fianco, raddrizziate la nostra vita nelle opere e nelle parole.

L’importante non è vivere, ma vivere bene.

Il modo più semplice e nobile non è quello di schiacciare gli altri, ma di migliorarvi.

Dopo che la natura umana fu divisa in due parti, ogni metà per desiderio dell’altra tentava di entrare in congiunzione e cingendosi con le braccia e stringendosi l’un l’altra, se ne morivano di fame e di torpore per non volere fare nulla l’una separatamente dall’altra.

Né l’amare né l’Amore sono in ogni caso belli o degni di lode, ma solo Amore che induce ad amare conforme al bene.
(Simposio, Platone)

In quanto figlio di Poros e di Penia, Amore è venuto a trovarsi in questa condizione: innanzitutto, è sempre povero e tutt’altro che tenero e bello, come invece pensano i più, anzi è aspro, squallido, scalzo e senza casa, abituato a gettarsi sempre a terra e senza un giaciglio, dormendo all’aperto davanti alle porte e in mezzo alle strade, secondo la natura di sua madre, sempre accompagnato dal bisogno.

Amore da parte di padre, insidia i belli e i virtuosi, in quanto è coraggioso e ardito e tenace e bravo cacciatore, sempre pronto a tramare certi inganni, assetato di sapienza, ricco di espedienti, e per tutta la vita amante del sapere, temibile incantatore e stregone e sofista; e non è nato né immortale né mortale, ma talora nello stesso giorno fiorisce e vive, se la fortuna gli è favorevole, talora invece muore, ma poi rinasce, grazie alla natura del padre, e quel che acquista gli si sfila via sempre di mano, al punto che Amore non è mai né povero né ricco, e d’altra parte si trova in mezzo tra la sapienza e l’ignoranza.

Amore, fra gli dei l’amico degli uomini, colui che riconduce all’antica condizione. Cercando di far uno ciò che è due, Amore cerca di medicare l’umana natura.

Amore è possesso perenne del bene.

Colui che ama è cosa più divina di chi si lascia amare, perché un dio lo possiede.

Né l’amare né l’Amore sono in ogni caso belli o degni di lode, ma solo Amore che induce ad amare conforme al bene.

Essere in amore per quest’uomo non mi costa certo poco. Dal giorno in cui mi sono invaghito di lui non ho più il diritto di guardare un solo bel ragazzo, nemmeno di rivolgergli la parola. È geloso, invidioso, mi fa delle scene, me ne dice di tutti i colori e poco manca che me le dia. Dunque, attenzione, che non faccia adesso una scenata! Tenta di riconciliarci tu o, se tenta di picchiarmi, difendimi perché la sua ira e la sua follia d’amore mi fanno una paura terribile.
(Il discorso di Alcibiade)

L’amore più caldo ha la fine più fredda.

(Interrogato se bisognasse sposarsi o no) In entrambi i casi ti pentirai.

Tu, Socrate, sei diverso da Marsia solo in questo, che non hai affatto bisogno di strumenti musicali per ottenere gli stessi risultati: ti bastano le parole.
(Il discorso di Alcibiade)

Una cosa è certa e dobbiamo dirla: quando ascoltiamo un altro oratore, il suo discorso non interessa quasi nessuno. Ma ascoltando te, o un altro – per mediocre che sia – che riporta le tue parole, tutti, ma proprio tutti, uomini, donne, ragazzi, siamo colpiti al cuore: qualcosa che non ci fa star tranquilli si impadronisce di noi.
(Il discorso di Alcibiade)

Quanto a me, amici, non vorrei sembrarvi del tutto ubriaco, ma bisogna che vi dica – come se fossi sotto giuramento – quale impressione ho avuto nel passato, ed ho ancora, ad ascoltare i suoi discorsi. Quando lo sento parlare, il mio cuore si mette a battere più forte di quello dei Coribanti in delirio e mi emoziono sino alle lacrime: e ne ho vista di gente provare le stesse emozioni.
(Il discorso di Alcibiade)

Socrate sposò Mirto solo per bontà d’animo ” giacché questa era caduta nella più nera miseria.

Non appena appassisce il fiore del corpo, di cui era innamorato, s’invola lontano, smentendo tanti discorsi e tante promesse; ma chi s’innamora di un nobile carattere, ne resta amante per tutta la vita, in quanto si fonde a cosa che resta.
(Simposio, Platone)

Colui che ama è cosa più divina di chi si lascia amare, perché un dio lo possiede.
(Simposio, Platone)

Chi sono dunque quelli che amano la sapienza se non sono né sapienti né ignoranti?

Perché gli esseri umani e anche quelli non umani sono così disposti verso l’eros?

In ogni caso sei fregato: se la trovi bella non sarà solo tua, se è brutta paghi per tutti gli altri.

Mio caro Alcibiade, se quel che dici sul mio conto è vero, se ho davvero il potere di renderti migliore, devo dire che ci sai proprio fare. Tu vedi senza dubbio in me una bellezza fuori del comune e ben differente dalla tua. Se l’aver visto questo ti spinge a legarti a me e a scambiare bellezza con bellezza, il guadagno che tu pensi di fare alle mie spalle non è affatto piccolo.

Tu non vuoi più possedere l’apparenza della bellezza, ma la bellezza reale, e quindi sogni di scambiare – non c’è dubbio – il bronzo con l’oro. Eh no, mio bell’amico, guarda meglio! T’illudi sul mio conto: io non sono niente.

Lo sguardo della mente comincia davvero a esser penetrante quando gli occhi cominciano a veder meno: e tu sei ancora molto lontano da quel momento.

È meglio se restiamo amici.

Ed è ignobile quell’amante volgare che s’innamora piuttosto del corpo che dell’anima; e del resto non può essere nemmeno costante, giacché è innamorato di qualcosa che costante non è. Non appena appassisce il fiore del corpo, di cui era innamorato, s’invola lontano, smentendo tanti discorsi e tante promesse; ma chi s’innamora di un nobile carattere, ne resta amante per tutta la vita, in quanto si fonde a cosa che resta.
(Simposio, Platone)

Mia moglie è veramente sgradevole e petulante, ma, mentre a casa sopporto una tale moglie, io stesso mi abituo e mi abituo a tollerare più facilmente anche le altre cose degli uomini e soprattutto l’insolenza dei miei concittadini e le ingiustizie fuori dalla mia casa.

Quanto a matrimonio o celibato, lascia che un uomo prenda la strada che desidera, egli si pentirà sicuramente.

Temo l’amore della donna più dell’odio dell’uomo.

Quando gli venne chiesto se un uomo dovesse prendersi moglie, Socrate replicò: che ne prenda una oppure no, vivrà abbastanza per pentirsene.

Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola.
(Simposio, Platone)

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Socrate: immagini

Le immagini di Socrate non solo vi porteranno indietro nella Grecia antica, ma vi faranno capire la grandezza e il carisma di questo maestro e uomo politico. Tutte le immagini con frasi di Socrate sono da spunto per circondarsi dalla bellezza e dalla giustizia.

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Costui crede di sapere mentre non sa; io almeno non so, ma non credo di sapere. Ed è proprio per questa piccola differenza che io sembro di essere più sapiente, perché non credo di sapere quello che non so. (Socrate)
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Solo l’anima giusta è felice. (Socrate)
frasi belle socrate
Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso.
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Non esiste il male esiste solo l’assenza di bene. (Socrate)
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Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare. (Socrate)
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Il segreto del cambiamento è concentrare tutta la tua energia non nel combattere il vecchio, ma nel costruire il nuovo. (Socrate)
frasi socrate
È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza. (Socrate)
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Io non sono cittadino di Atene o della Grecia, ma del mondo. (Socrate)
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Praticare il bene è un affare. Se l’uomo non lo persegue è solo perché non ha la minima idea di dove si trovi il bene. Pertanto non malvagio ma ignorante.
(Socrate)
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Quanto a matrimonio o celibato, lascia che un uomo prenda la strada che desidera, egli si pentirà sicuramente.
(Socrate)

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frasi corte socrate
Niente può nuocere ad un uomo buono, né in vita né dopo la morte.
frasi di socrate
Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso.
(Socrate)
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Fate ch’io possa esser bello nel profondo della mia anima.

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Tutto il mio sapere è sapere che nulla so.
(Socrate)
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L’esser contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale.
(Socrate)
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L’anima di un uomo è immortale e incorruttibile.
Socrate frasi amore
In ogni caso sei fregato: se la trovi bella non sarà solo tua, se è brutta paghi per tutti gli altri.
(Socrate)
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Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.
(Socrate)

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frasi di socrate
Direi che è un ottimo discorso ma vorrei proporti un altro percorso concettuale, prestami attenzioni ti prego. Il compito del filosofo consiste nel fare uscire da noi ciò che già possediamo ma ignoriamo. Io lo chiamo questa, (maieutica), l’arte di far partorire; in quando la verità si partorisce, dopo un’attenta ricerca dentro di noi.

 

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Socrate: video

Se vi siete appassionati talmente tanto a Socrate e ai suoi discepoli, i video su Socrate sono il modo migliore per poter capire appieno il pensiero del filosofo e la sua condanna a morte. Socrate viene sempre descritto, anche nei video, con frasi brevi e storiche, come uomo giusto e saggio.

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Giulia Vigna
Educatrice professionale, lavoro quotidianamente con bambini e ragazzi. Peer supporter in allattamento, sostengo le mamme e organizzo incontri formativi. Da anni scrivo articoli che riguardano la sfera dell'essere donna, mamma e genitore.